DI SPALLE A QUESTO MONDO  

  

I colori di una Napoli senza tempo, dalla collina di Capodimonte al Vesuvio, la sua parlata ritmata nei suoni che sembrano restituire lo spessore delle cose e il “sapore” dei sentimenti, la sua bellezza naturale e la miseria della povera gente che corre sui vicoli, il suo mare e il suo sole. Terra di contrasti … Di spalle a questo mondo, l’ultima opera della scrittrice napoletana Wanda Marasco, pubblicata da Neri Pozza e compresa nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello, diventa lo spazio scenico dove si narra la vita di Ferdinando Palasciano. Sarà proprio lui a “raccontarla”, negli anni fragili della sua esistenza. Una storia che si accompagna alla voce della compagna.

Palasciano fu un professore ordinario di clinica chirurgica dell’università di Napoli da cui si dimise nel 1866 non volendo sottostare all’ordine di trasferimento della clinica nell’ospedale di Gesù e Maria perché giudicava che non sarebbero state garantite sufficienti condizioni di igiene. Fu poi convinto assertore di una più efficace assistenza sanitaria ai feriti in guerra e della necessità di curarli senza considerare a quale degli eserciti appartenessero.

Wanda Marasco ha spiegato, durante la presentazione del suo libro al Teatro Olimpico di Vicenza, come la Torre del Palasciano sia stata sempre parte del suo paesaggio sentimentale. Qui un tempo aveva vissuto Palasciano con la moglie russa Olga Pavlova Vavilova. Esso è un edificio storico e artistico che è ubicato in salita Moiariello, sulla collina di Capodimonte.

Dentro la storia di questo uomo straordinario che noi scopriamo in profondità,  non a partire dall’inizio della sua vita, ma in un momento critico della sua esistenza, la scrittrice ci consegna attingendo anche al registro lirico, il significato di un’etica del Bene.  Conosciamo Palasciano quando le delusioni ricevute lo precipitano nella pazzia. Di spalle a questo mondo …Quella seconda coscienza che dentro la mente gli aveva eretto l’altare della memoria. Sono spettri, vengono da me. Perdono sangue. Il sangue di ogni storia”.

Si combatte nella sua mente la lotta infinita tra il Male e il Bene, rappresentata in maniera esemplare dalle lotte dei Pupi, le marionette napoletane. Perché non ricordare la sofferenza inutile e insana delle guerre, della malattia e della morte.

Nello svolgimento degli avvenimenti  si cercano verità e si pongono interrogativi al lettore per rileggere la Storia con la S maiuscola. Ci sono Garibaldi, la breccia romana di Porta Pia, i politici del tempo nuovo e re Ferdinando prima. Ricompaiono quei liberali e quei patrioti che credevano in un nuovo mondo anche per il Sud. Sogno tradito?

Di spalle a questo mondo per guardare fuori e dentro le vite di uomini e donne del tempo e dentro lo spirito di un uomo che non accetta la sua imperfezione.

Nella sofferenza carpita, strappata e combattuta la Bellezza dell’Arte e della Poesia offrono tuttavia un rimedio per la salute dell’anima e insieme speranza al medico Palasciano, alla moglie Olga e  al loro cenacolo di cari amici.

Vincenzo Gemito, lo scultore, disegnatore ed orafo insofferente ai canoni accademici di cui si possono ricordare il Pescatorello, l’Acquaiolo o la Zingara, è nel romanzo “il pazzo arcaico”, che comprende e sente … altre verità.

Eduardo Dalbono, pittore del movimento verista napoletano noto come scuola di Resina, ci restituisce nei quadri dipinti che hanno come soggetto il Vesuvio, lo specchio delle luci e del buio del mondo che riproduce in scala i contrasti interiori dell’uomo.

Incontriamo anche Leopardi nella memoria del suo amico Antonio Ranieri che si esalta nel ricordo del genio che egli era stato.

Wanda Marasco ha ricevuto il Premio Bagutta Opera Prima per il romanzo L’arciere d’infanzia (Manni 2003) e il Premio Montale per la poesia con la raccolta Voc e Poè (Campanotto 1997). Il genio dell’abbandono (Neri Pozza 2015) è stato selezionato per il premio Strega 2015 e portato in scena al Teatro Stabile di Napoli con la regia di Claudio Di Palma. La Compagnia delle anime finte del 2017 (ed. Neri Pozza) è arrivato finalista al premio Strega.

                                                       Patrizia Lazzarin