LA LOCANDIERA GOLDONIANA DI MARINA CARR

Mirandolina della famosa commedia goldoniana ha riposto i suoi abiti settecenteschi nell’armadio della sua antica locanda a Venezia ed è riapparsa nelle nuove vesti ideate dalla drammaturga Marina Carr, in queste serate, al Teatro Mario del Monaco di Treviso, con la regia di Caitríona McLaughlin, anche Direttrice Artistica dell’Abbey Theatre.
Mirandolina, ricordiamo, nell’opera la Locandiera di Carlo Goldoni, è la proprietaria di una pensione ereditata dal padre e, grazie al suo fascino è circondata da numerosi corteggiatori, tra cui il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita, il servitore Fabrizio e alla fine anche il Cavaliere di Ripafratta che, ostile alle donne, per la bella Mirandolina perde la testa.
La protagonista della commedia veneziana si trasforma e diventa il bersaglio, nel nuovo dramma di Carr, delle violenze verbali e fisiche che la società con i suoi costumi opera quotidianamente sulla mente e il corpo delle donne.
E se dunque la figura femminile di Mirandolina in Goldoni era una imprenditrice, quindi una donna capace di condurre un’attività commerciale e si distingueva anche per la sua furbizia, ora finisce soprattutto per essere vittima dell’arroganza degli uomini.
Mirandolina ci riappare dall’eternità, come fantasma che emerge dal buio, dopo essere stata pugnalata a morte nell’addome da un corteggiatore che all’inizio del dramma sparlava delle donne e che poi “innamoratosi” o meglio, “invaghitosi”, di Mirandolina, quando lo rifiuta, la uccide.
La giovane donna anche in questa piece si diverte a sconfiggere la misoginia del maschio, come quell’antica locandiera che “duettava amorosamente” con il cavaliere di Ripafratta, ma qui il tracotante e prepotente uomo contemporaneo non accetta la sfida e afferma la sua superiorità azzerando con la morte la sua identità.
L’amore cos’è, ci si chiede nel dramma? In Carlo Goldoni vi è la visione dell’inconsistenza dell’amore materiale. Nella Mirandolina odierna si mette alla berlina l’Amore con la A maiuscola, quel sentimento che dovrebbe legare le due parti del genere umano. Il machiavellico Homo hominis lupus si comprende ora invece nell’ampiezza del suo significato spiegando il rapporto uomo donna come una lotta anch’essa per la supremazia.
Il fratellastro co -conduttore della locanda desidera Mirandolina senza nascondere pulsioni primordiali, i due avventori della trattoria abbastanza o forse troppo ricchi per non fare altro che passare le giornate bevendo, in altri modi le “fanno la corte”. Per ultimo quel “tipo là, apparentemente incurante del genere femminile, che come gli altri aspira ad “appropriarsi” del corpo di Mirandolina che viene considerato come territorio di conquista.
La pièce è ambientata in un ristorante italiano di Dublino, dove la giovane locandiera grazie alla sua intelligenza, per buona parte dell’opera, riesce a tener testa a tutti i suoi spasimanti.
Carr ha scelto di ispirarsi alLa locandiera per parlare del tema della violenza di genere e della paura delle donne che lottano per non essere “schiacciate”.
La protagonista è Gaja Masciale, giovane attrice già nota sul grande schermo per il ruolo nel film Duse di Pietro Marcello. Completano il cast Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich e Sandra Toffolatti.
Lo spettacolo che sarà in scena nei tre teatri del TSV – Teatro Nazionale, di Treviso, Venezia e Padova, grazie alla collaborazione tra Teatro Stabile del Veneto e Centro Veneto Progetti Donna, a partire dal debutto del 5 febbraio al Teatro Mario Del Monaco e per tutte le recite di Mirandolina, vedrà presente un banchetto informativo e di raccolta fondi per sostenere il progetto Orphan of Femicide Invisible Victim che aiuta 68 orfani e orfane di femminicidio. Il progetto, nato nel 2022, ha come capofila la Cooperativa Iside, che raccoglie e gestisce tre centri antiviolenza sul territorio di Venezia e provincia, e a Castelfranco Veneto.
Fino ad oggi ci sono 2.000 gli orfani e orfane per questa piaga in Italia: bambini che si sono ritrovati senza una famiglia e che nel 75,7% dei casi hanno assistito a violenze domestiche ed episodi di stalking, mentre il 48,5% di loro fu presente sul luogo del femminicidio.
Patrizia Lazzarin

