
Una ricerca nell’anima e nella sua arte, dentro l’opera di Milan Kundera, uno dei più emblematici scrittori del Novecento è l’entusiasmante viaggio che la scrittrice Florence Noiville, responsabile della narrativa straniera per il giornale francese Le Monde des Livres, ci invita ad intraprendere raccogliendo coriandoli di scrittura, volati via dai suoi romanzi, racconti e saggi e mettendoli poi insieme per ricostruire la figura del romanziere mitteleuropeo.
Lo scrittore del famoso libro: L’insostenibile leggerezza dell’essere, ma anche fra le sue prime opere, dello Scherzo pubblicato nel 1968, l’anno dell’invasione russa di Praga, fece dell’ironia uno strumento di conoscenza del mondo.
Nel saggio intitolato: Scrivere che strana idea! La vita di Milan Kundera di Noiville, pubblicato da Neri Pozza, entriamo come quasi in un racconto, nei dedali di un pensiero creativo che si è nutrito di musica, cinema, letteratura, teatro, pittura e storia dell’arte.
L’aria che Milan respira da quando nasce a Brno nel 1929 è ricca di stimoli. La città dall’inizio del secolo è un crocevia di avanguardie sperimentali, ma in generale tutta l’Europa centrale è a quel tempo un laboratorio di creatività.
L’arte della derisione fa parte della tradizione ceca e in genere mitteleuropea, simile a volte ad un umorismo distaccato capace di arrivare all’assurdo o a quell’insignificanza amata da Kundera. Quali erano gli scrittori preferiti dallo scrittore? Erano l’austriaco Robert Musil, il ceco Hermann Broch, il polacco Witold Gombrovicz e il praghese Franz Kafka, ossia i più innovatori.
La sua casa fin da bambino era resa vivace dalle note del padre compositore, Ludvìk che avrebbe voluto che il figlio seguisse le sue orme. Immaginiamo un piccolo Milan appollaiato su uno sgabello, già a soli cinque anni, impegnato a suonare il pianoforte e poi lungo tutta una vita costellata di tanti eventi, ma in particolare dalla scoperta della piacevolezza della scrittura, dove si attinge, come da un pozzo, anche il suo pensiero.
Un pensiero che si nutre del rispetto dell’altro e che mostra Kundera nella complessità dell’umano che ci caratterizza. Noiville scrive sulla raccolta di racconti pubblicata nel 1970 in Francia: Amori ridicoli: “Inimitabile, in effetti, questo mix di allegria e malinconia, limpidezza e ambiguità, ironia e simpatia, semplicità e complessità”. In questi sette racconti Claude Roy vede il risulto di quattro virtù cardinali: “L’eleganza disinvolta, lo spirito di osservazione, il senso dell’umorismo e il sentimento della tenerezza”.

Kundera non amava raccontare di sé e diceva che bisognava considerare solo l’opera dello scrittore. Non voleva definirsi dissidente, non voleva essere letto come un autore politico.
Si definiva un romanziere. Il suo amore per il valore della cultura è da sempre chiaro in differenti occasioni. Nel 1967 egli così parlò al Congresso degli scrittori cecoslovacchi:
“Solo valori culturali forti e l’appartenenza ad un insieme più grande, l’Europa, avrebbero garantito il prestigio e la stessa sopravvivenza alla giovane nazione ceca nata nel 1919 dalla disgregazione dell’impero austroungarico. Temo a volte che l’istruzione possa oggi smarrire quel carattere europeo che stava tanto a cuore agli umanisti e ai leader della resurrezione nazionale ceca”.
La letteratura per lui era uno strumento di conoscenza.
Diceva: “Bevete, assaporate, lasciate agire e sentirete in voi la saggezza del romanzo”.
Florence Noiville paragona Kundera ad un altro grande scrittore mitteleuropeo, Claudio Magris che scriveva: “La democrazia, in questo senso è poetica”, è affine all’arte perché è la capacità di mettersi nella pelle degli altri, di sconosciuti cittadini come nella pelle di Anna Karenina”.
I personaggi che ritroviamo nelle opere di Kundera ci ricordano le sue esperienze di vita, come quelle della sua “progressiva messa al bando” nella repubblica ceca, come sembra quasi alludere Ludvìk, nello Scherzo.
“Tutto aveva avuto origine dalla mia infausta tendenza agli scherzi idioti”, si accusa Ludvìk, l’eroe del romanzo e l’alter ego dello scrittore.
Cosa era successo? Ludvik per prendere in giro l’ingenua Marketa una “compagna modello” che si beve la propaganda comunista senza troppo riflettere, le ha inviato una cartolina con queste parole. “L’ottimismo è l’oppio dei popoli! Lo spirito sano puzza di imbecillità! Viva Trotskij!”
Una passeggiata letteraria, in particolare, fra quelli che sono stati anche i luoghi della sua vita: Brno, Praga, Parigi, la Martinica. Noiville ci fa conoscere i suoi amici e il suo grande amore, la giornalista Vera con cui emigrerà in Francia, facendo risplendere anche nei momenti malinconici, la bellezza delle sue amicizie come quella con l’editore francese Gallimard e lo scrittore Philip Roth.
Patrizia Lazzarin
