ANGELO BRANDUARDI: “IL CANTICO” DI SAN FRANCESCO

Trovatore, favolatore, musico e poeta. Angelo Branduardi in concerto ieri sera al Teatro Goldoni a Venezia, ha letteralmente affascinato il pubblico che si è unito emozionalmente alla sua voce che si è mutata in canto e al contempo in immagine.

Immagini capaci di narrare storie che potremmo interpretare come bagaglio di un menestrello in viaggio nelle piazze del mondo. Le parole e le musiche giungevano da mondi lontani: da un esotico Oriente e al tempo stesso si sentivano provenire dalla profondità dell’anima. Il ritmo riproduceva l’ondeggiare di un’onda che va e va e, poi ritorna su se stessa e, nel suo salire e scendere richiama la sinuosità di un giunco sbattuto dal respiro del vento.  

 Lo spettacolo si è ispirato alla figura del “Poverello di Assisi,” come racconta lo stesso Branduardi: “La vita di San Francesco d’Assisi è quella di un uomo che diventa Santo… un uomo che sceglie la gioia di vivere, la raccomanda ai suoi discepoli, ama la povertà ‘mai disgiunta dalla letizia’… Francesco … è anche grande poeta; amava cantare e lo faceva spesso, anche da solo… io ho provato a ridare voce alle sue parole perché si possa di nuovo cantarle.” 

Tema principale della serata Il Cantico delle Creature, quel meraviglioso testo delle origini della letteratura italiana, capace di sposare la spiritualità al mondo naturale, cogliendone la bellezza e l’armonia numerica e simbolica.

Significativo può apparire che nella stessa giornata di ieri, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, in Porziuncola ad Assisi, si è svolto il Rito di apertura del Centenario del Transito di San Francesco nel luogo che custodisce la Cappella dove egli nell’autunno del 1226  concluse il suo percorso terreno.

Del Poverello d’Assisi di cui uno degli emblemi è l’umiltà si è fatto dunque interprete Branduardi che ha scelto altri testi di e su Francesco, come i Fioretti, condividendone la potenza del messaggio di pace.

Qualcuno potrebbe chiedersi: Come mai i frati francescani hanno chiesto a lui (Branduardi) di creare uno spettacolo sul grande santo? L’artista ironizza e lo spiega per assurdo, definendosi peccatore o, potremmo dire noi malandrino, parafrasando una famosa canzone pubblicata nel suo album la Luna del 1975, agli esordi della sua carriera.

Ma a ben guardare nella produzione del cantautore solo citando le canzoni come Vanità di Vanità che ricorda la frase biblica Vanitas vanitatum e omnia vanitas, o La serie dei numeri, che ieri sera ha cantato, si snocciolano racconti che legano la morte e la vita in una danza che si caratterizza per i suoi echi misteriosi.  

L’atmosfera fiabesca dei testi di Branduardi è stata da sempre capace di nutrirsi di differenti suggestioni che spaziano dalla musica antica, medievale e rinascimentale, a quella folk, pop e world music. Molti dei suoi brani ispirati a leggende, favole e riflessioni sulla vita sono stati scritti con la moglie Luisa Zappa.

Artisti come Giorgio Faletti hanno collaborato con lui. Il suo background si è arricchito nel tempo del confronto e collaborazioni con artisti come Ennio Morricone, Paul Buckmaster, Alan StivellRichard GallianoJorma Kaukonen e Franco Battiato.

Molti conservano la memoria del Branduardi maturo che interpretava le poesie del grande irlandese William Butler Yeats (1865-1939), tradotte dalla moglie Luisa e da lui musicate.

Insieme all’artista, sul palco del Goldoni, hanno incantato il pubblico con la loro maestria, i musicisti Fabio Valdemarin alle tastiere, Nicola Oliva alle chitarre, Stefano Olivato al basso e Davide Ragazzoni alla batteria.

Il concerto è stato realizzato nell’ambito della rassegna “Dal Vivo – La grande musica al Teatro Goldoni” promossa da Veneto Jazz in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto.

                                                                             Patrizia Lazzarin